{"id":1968,"date":"2017-03-18T17:22:39","date_gmt":"2017-03-18T16:22:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.notoinforma.it\/?p=1968"},"modified":"2021-03-04T16:45:45","modified_gmt":"2021-03-04T15:45:45","slug":"prodotti-tipici-del-val-di-noto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.notoinforma.it\/?p=1968","title":{"rendered":"Prodotti Tipici del Val di Noto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019arancino<\/strong> (o, arancina, secondo la tradizione palermitana), \u00e8 una palla di riso fritta che contiene all\u2019interno condimenti vari, a base di sugo di pomodoro e rag\u00f9 di carne. Nato come cibo di strada, gustoso e veloce, l\u2019arancino \u00e8 divenuto uno dei simboli della gastronomia siciliana, tanto da rappresentare una delle cose che un turista in visita in Sicilia deve assolutamente assaggiare, insieme alle paste di mandorla, alla pizza o alla granita. Nei bar se ne trovano di molti gusti: classici al sugo di carne, al pistacchio, al salmone persino. Allora, tra una escursione ed una visita al museo, lasciamoci prendere per mano dai sapori della tradizione siciliana: il viaggio avr\u00e0 pi\u00f9 gusto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I panifici e le gastronomie del Val di Noto custodiscono una prelibatezza speciale: la <strong>Lumera<\/strong>, una sorta di pizza focaccia a base di salsa di pomodoro dolce, olio e basilico che profuma di estate. Un\u2019ottima soluzione da portare in spiaggia, anche perch\u00e8 la lumera \u00e8 buonissima anche se fredda. Leggera e gustosa, ci parla dei prodotti della terra, dei sapori di questa isola e della specialit\u00e0 gastronomica della tradizione siciliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong>scacciata<\/strong> (in lingua siciliana cuddura e scacciata), anche nota come impanata (in dialetto &#8216;mpanata) nel siracusano e scaccia (in dialetto sc\u00e0ccia) nel ragusano, \u00e8 un prodotto da forno artigianale tipico siciliano, a base di pane, broccoli, cavolfiori e patate, formaggio tuma o caciocavallo e olive nere. Piatto unico, simile al calzone molto conosciuto e apprezzato nelle regioni meridionali italiane, soprattutto per la sua fragranza e genuinit\u00e0. Come prodotto da forno \u00e8 notevolmente sviluppato in Sicilia dove rappresenta un&#8217;eccellenza. In alcune citt\u00e0 \u00e8 il simbolo di feste invernali ed anche di semplice armonia familiare. Viene consumata in prevalenza nel periodo natalizio.&#160;La maestria nella preparazione ne fa un capolavoro della cucina siciliana, molto imitato e commercializzato in molte varianti culinarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DOLCI<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">I <strong>cannoli<\/strong> rappresentano, nell\u2019immaginario collettivo, il dolce tipico siciliano per eccellenza. In ogni zona della Sicilia i cannoli, sempre presenti, vengono preparati con qualche variante locale. Il cannolo che si prepara nella Sicilia sud orientale, ad esempio, \u00e8 diverso da quello palermitano: non ci sono canditi, n\u00e9 gocce di cioccolato, solo ricotta mescolata sapientemente dai pasticceri del Val di Noto con lo zucchero. Esistono poi le varianti alla crema, al cioccolato, al rum, ecc., ma il cannolo originale \u00e8 quello di ricotta. Un vero paradiso del piacere per i pi\u00f9 golosi.&#160;<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">La<strong> cassata<\/strong> resta per eccellenza il dolce che meglio riporta la Sicilia alla dominazione araba. La lavorazione della ricotta differisce da area ad area. Nel comprensorio della Sicilia Sud est, ricca di pascoli, risente meno della tradizione araba, dunque la cassata del Val di Noto \u00e8, mediamente, meno zuccherata di quella del versante occidentale dell\u2019isola. Decorata con mille fantasie, la cassata si presenta come un ottimo dolce a fine pasto, capace di farci concludere in bellezza una cena, al termine della nostra giornata di mare. Nell\u2019area del Sud est del Val di Noto, la cassata si declina in forme pi\u00f9 piccole, le cassatine, appunto, versione monodose di un dolce protagonista della cucina siciliana. Le cassatine sono arricchite fotograficamente da una ciliegia candita, a mo\u2019 di minna   \u2013 mammella, ndr \u2013 da cui il nome delle famose Minne di Sant\u2019Agata, cassatine di Sant\u2019Agata che i catanesi consumano in occasione della festa della loro Santa patrona.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Eredit\u00e0 gastro-culinaria della dominazione araba, la <strong>pasta di mandorla<\/strong> \u00e8 uno dei prodotti pi\u00f9 conosciuti ed apprezzati della Sicilia. Spesso la si decora con frutta candita, e molte variet\u00e0 ne esistono, arricchite con nocciola, o pistacchi . Ad ogni ora del giorno, la pasta di mandorla resta un gustoso bocconcino delizioso e croccante, leggero e saporito. Realizzata dai maestri pasticceri con le mandorle siciliane, soprattutto della variet\u00e0 Pizzuta della zona di Noto, oggi presidio Slow Food, la pasta di mandorla \u00e8 -con la cassata\u2013 ambasciatrice del sapore dell\u2019isola. E\u2019 ottima da accompagnare con il caff\u00e8 o come ammazza appetito a met\u00e0 pomeriggio.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Durante il periodo estivo, ma gi\u00e0 a partire dalla primavera, la <strong>granita<\/strong> \u00e8 la tipica colazione dei siciliani. La granita siciliana \u00e8 molto di pi\u00f9 di una semplice grattachecca alla romana o di un gelato, \u00e8 una sorta di crema granulosa dai mille sapori e dalla consistenza inconfondibile. Va consumata al mattino presto, appena prodotta . Di granite ne abbiamo di vari gusti, al caff\u00e8, al cioccolato, alle mandorle, al pistacchio, alla ricotta, o ai frutti di stagione, come limone, fragola, pesca. Spesso \u00e8 accompagnata da un po\u2019 di panna, un ciuffo appena sopra, e comunque con una brioche calda, alla maniera siciliana, da non confondere con la brioche romana, ovvero il classico cornetto, e diviene cos\u00ec la classica colazione estiva locale. La particolarit\u00e0 della granita di questa zona della Sicilia \u00e8 quella di avere una consistenza pi\u00f9 liquida e cremosa. Viene servita spesso insieme alla tipica brioche siciliana. La granita di limone potete provarla anche come ingrediente aggiuntivo al t\u00e8 freddo oppure ad un bicchiere di acqua gassata. La granita di caff\u00e8 \u00e8 ottima servita con panna e con la brioche. Alcune gelaterie propongono ai turisti un tris di mini assaggi di granite, ottima soluzione se siete indecisi su quale gusto assaporare.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Tradizione gastronomica di provenienza araba, il<strong>&#160;torrone alle mandorle<\/strong>&#160;\u00e8 una vera prelibatezza, grazie all\u2019impiego rigoroso delle mandorle di qualit\u00e0,&#160;esattamente la <strong>mandorla Pizzuta<\/strong>, una variet\u00e0 molto pregiata dichiarata presidio Slow Food. La produzione delle mandorle si estende su tutto il comprensorio netino, con produzioni diffuse che puntano alla valorizzazione della qualit\u00e0. La mandorla pizzuta \u00e8 indicata per le diete in cui occorre equilibrare l\u2019apporto di grassi, e viene prescritta in particolare alle donne. L\u2019appellativo Pizzuta si deve alla forma allungata ed appuntita che le conferisce un aspetto inconfondibile.&#160;Il torrone rappresenta un impiego di queste mandorle, la produzione di questo dolce \u00e8 soprattutto legata alle feste ed alle sagre di paese.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">La <strong>giurgiulena<\/strong>, dolce dalle origini arabe, \u00e8 tipico del periodo natalizio del sudest siciliano. La procedura di preparazione \u00e8 simile a quella del torrone di mandorle, ma al posto delle mandorle, che si usano comunque in piccole quantit\u00e0, l\u2019ingrediente base da mescolare con il miele e con lo zucchero \u00e8 dato dai semi di sesamo \u2013 giurgiulena, appunto in dialetto siciliano, dall\u2019arabo gijlen. La giurgiulena accompagna le serate invernali magari al fuoco di un camino o al termine di una cena a base di prodotti locali, giusto e dolce coronamento di un itinerario di sapore.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Modica, nel cuore della provincia ragusana, fu per lungo tempo sede di Contea. Oggi divenuta pulsante localit\u00e0 turistica, vive una nuova stagione legata anche alla riscoperta di tradizioni gastronomiche mai sopite. Il <strong>cioccolato<\/strong> \u00e8 una di esse. Le pasticcerie locali da lungo tempo si dedicano infatti alla lavorazione di questo prodotto secondo antiche ricette sudamericane. Il cioccolato di Modica, lavorato come facevano gli Atzechi al tempo dei conquistadores spagnoli, \u00e8 definito cioccolato \u201ca freddo\u201d, granuloso e friabile, portato dagli spagnoli a Modica , appena reduci dal Messico. Gli Aztechi ricavavano dai semi di cacao \u2013 triturati su una pietra chiamata \u201cmetate-il burro di cacao per poi ottenere una pasta granulosa. I modicani appresero questa lavorazione dagli spagnoli, senza passare alla fase industriale. La sapiente ricetta si fonda sull\u2019equilibrato dosaggio degli ingredienti, della lavorazione e dell\u2019impiego limitato di zucchero. Il vero cioccolato di Modica \u00e8 amaro, e a volte arricchito di elementi ora tradizionali, ora inusuali. Viene tradizionalmente aromatizzato con cannella o vaniglia, ma si pu\u00f2 trovare facilmente cioccolato al peperoncino, alla carruba, al caff\u00e8, agli agrumi. Il cioccolato di Modica si pu\u00f2 mangiare cos\u00ec com\u2019\u00e8 o sciolto in acqua come bevanda. Al cioccolato Modica dedica una affollata manifestazione, ChocoModica, che ogni anno attira migliaia di amanti golosi.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Un dolce con la carne? Ebbene si, e l\u2019idea non poteva che arrivare da Modica, nel ragusano, capitale siciliana delle carni di qualit\u00e0. Gli <strong>\u2018<\/strong><strong>Mpanatigghi<\/strong> sono infatti biscotti a forma di semiluna, e con un ripieno composto di mandorle, noci, cioccolato, zucchero, cannella, chiodi di garofano e carne di manzo. L\u2019uso del dolce alla carne arriva in Sicilia con gli spagnoli, e con la loro dominazione in Sicilia avvenuta nel XVI secolo, dominazione che proprio a Modica ha lasciato forte l\u2019eredit\u00e0 della lavorazione del cioccolato. L\u2019abbinamento alquanto inusuale di carne e cioccolato pare anche sia dovuto anche a delle suore di un monastero, che avrebbero nascosto carne tritata tra il pesto di mandorle e il dolce di cioccolato per consentire ai fedeli piu\u2019 poveri di affrontare i periodi di quaresima.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>VINI &amp; LIQUORI<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il <strong>moscato di Noto<\/strong> \u00e8 prodotto per disciplinare nei territori compresi comuni di Noto, Rosolini, Pachino, Avola, in provincia di Siracusa,  con vitigno Moscato, allora importato dai greci. Giallo, tendente all\u2019ambrato, \u00e8 un Doc siracusano apprezzato sui mercati nazionali ed internazionali, per il quale recentemente sono state approvate le tipologie \u201cMoscato Passito di Noto\u201d o \u201cPassito di Noto\u201d , \u201cNoto rosso\u201d e \u201cNoto Nero d\u2019Avola\u201d. Il \u201cMoscato Passito\u201d o \u201cPassito di Noto\u201d, viene ottenuto mediante l\u2019appassimento delle uve , una tecnica usata da greci e di romani per incrementare la percentuale di zucchero come conseguenza della perdita di acqua nell\u2019acino. Per questo il moscato, come vino da dessert, ha una maggiore quantit\u00e0 di alcol, esaltandone la rotondit\u00e0 e complessit\u00e0 aromatica, ed aumentando l\u2019intensit\u00e0 del colore. L\u2019area di produzione \u00e8 localizzata a sud di Noto, verso Pachino. Proprio il nome di quest\u2019ultimo Comune, significa \u201cVino Abbondante\u201d in greco.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il <strong>vino Eloro Doc<\/strong> viene ottenuto da Nero d\u2019Avola autoctono dell\u2019area sud orientale siciliana. Prende il nome dall\u2019antica citt\u00e0 di Eloro, lungo la costa di Noto, oggi sito archeologico di rilievo per le importanti testimonianze della civilt\u00e0 greca. E\u2019 un pregiato vino rosso, armonico e tannico, con profumi di ciliegia, frutti di bosco, vaniglia. Si accompagna a secondi di carne e selvaggina e va servito in calici ballon a una temperatura di 18-20\u00b0C. La zona pi\u00f9 vocata per la produzione di questo vino \u00e8 la parte pi\u00f9 bassa della Sicilia compresa nei territori di Noto e Pachino, con le contrade di Buonivini, Bufalefi, Maccari, Archi, Burgio. Il consiglio \u00e8 di andarlo ad assaggiare direttamente in una delle tante cantine vitivinicole che si trovano nel territorio, cos\u00ec potrete conoscere a fondo tutte le sue caratteristiche di coltura e vinificazione. Le principali cantine della zona offrono ai turisti degustazioni e visite guidate. E se volete immergervi completamente in un percorso enogastronomico di qualit\u00e0, prenotate un tour a tema presso le agenzie turistiche locali.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Nella Sicilia orientale dobbiamo ricordare il <strong>Nero d\u2019Avola<\/strong>, dal sentore fruttato, rosso intenso. Pur non essendo originario esattamente dell\u2019area di Avola, questo vino si \u00e8 progressivamente sicilianizzato, pur essendo \u2013 pare \u2013 di origini calabresi. Il suo nome deriverebbe da cala U lisi, il luogo in Calabria da dove sarebbe partito il vitigno originario.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Limoncello di Sicilia<\/strong>? Un digestivo al sapore d\u2019estate, che profuma di questa terra magica. Giallo intenso, profumato, e figlio del sole dell\u2019isola, il limoncello si ottiene dalle pregiate variet\u00e0 di limoni siciliani, come la qualit\u00e0 Interdonato che cresce nei giardini delle contrade siracusane. Come si prepara il limoncello? Con circa 10 limoni , 1 litro di alcol puro al 95 per cento, 500 grammi di zucchero e 1 litro di acqua, eliminando la parte bianca che rende amaro il liquore, fino ad ottiene una bevanda profumata, da servire ghiacciata, specie nelle afose serate estive.<br \/>\n    La coltivazione di limone nel Siracusano \u00e8 una novit\u00e0 introdotta nel 1700 dai padri Gesuiti, che ne impiegavano gli estratti ad uso medico per l\u2019agro-cotto, il citrato di calcio e l\u2019acido citrico, con buoni livelli di commercializzazione persino negli Stati Uniti e in Inghilterra. Il<strong>&#160;Limone di Siracusa IGP<\/strong>&#160;nella cultivar Femminello si presenta nelle tipologie Primofiore, Bianchetto o Maiolino, che matura a primavera, a maggio, da cui il dialettale majolino)ed il Verdello, o limone d\u2019estate, che cresce per\u00f2 in dimensioni minori e sempre che l\u2019estate non sia troppo secca ed afosa. La produzione si concentra tra Augusta, Melilli, Siracusa, Noto, Avola, Rosolini, Floridia, Priolo Gargallo, Solarino e Sortino. Le caratteristiche del succo e la ricchezza di olii essenziali lo rendono particolarmente adatto nella preparazione di dolci, sorbetti e gelati.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il profumo della Sicilia vive nelle tonalit\u00e0 arancio del <strong>Mandarinetto<\/strong>, variet\u00e0 e declinazione siciliana del limoncello, fatto per\u00f2 con i mandarini profumati dei giardini di agrumi dell\u2019isola. Il mandarinetto si differenzia per l\u2019impiego della cannella nella fase di produzione, frutto della tradizione araba che ha portato in Sicilia l\u2019uso delle spezie. A differenza del limoncello, il mandarinetto si caratterizza anche per tonalit\u00e0 pi\u00f9 amare, smorzate dal dolce della cannella. Antica tradizione siciliana vuole che il mandarinetto si debba offrire al fidanzato che, insieme ai propri familiari, si rechi a chiedere la mano della sposa.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il<strong> Fuoco dell\u2019Etna<\/strong> \u00e8 un liquore molto forte, che pu\u00f2 arrivare ad una gradazione di 70 gradi centigradi, ottenuto da alcool puro nel quale vengono immerse erbe dell\u2019Etna. Il suo colore rosaceo \u00e8 dovuto all\u2019impiego di petali di rosa, la sua forza ed il calore immediato che sprigiona aiutano a superare il freddo pungente che avvolge, durante le escursioni, i visitatori in cima al vulcano. Esso \u00e8, giustamente, il \u2018sangue dell\u2019Etna\u2019, ed assaggiarlo durante l\u2019ascesa all\u2019Etna significa ripetere un rituale primordiale che, come i grandi filosofi durante la scalata alla montagna, scuote i sensi e ci fa percepire la forza prepotente degli elementi della natura.<br \/>\n    &#160;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il&#160;<strong>liquore al ficodindia<\/strong>&#160;\u00e8 un ottimo digestivo dal sapore di Sicilia. Il <strong>ficodindia<\/strong> denota e caratterizza il paesaggio siciliano, soprattutto quello dell\u2019entroterra e della piana di Catania tra il comprensorio di Caltagirone e Piazza Armerina. Il Ficodindia di San Cono DOP si riferisce ai frutti allo stato fresco, della variet\u00e0 detta Nostrale o Gialla e Sanguignadetta anche Rossa, Muscaredda o Sciannarina detta anche Bianca). Il DOP San Cono cresce solo ad una altitudine compresa tra 200 e 600 metri s.l.m. nei comuni di San Cono e San Michele di Ganzaria, in provincia di Catania, Piazza Armerina in provincia di Enna e Mazzarino in provincia di Caltanissetta. La buccia, di colore intenso, pu\u00f2 avere sfumature che vanno dal verde al giallo-arancio per la cultivar Surfarina, al rosso rubino al bianco paglierino per la cultivar Muscaredda. In Sicilia lo si consuma anche arrosto oppure sbollentato pu\u00f2 diventare ingrediente di gustose insalate, oppure ripieno con provola e cipolla, o fritto e condito con salsa di pomodoro.<br \/>\n    Come un albero inconsueto, il ficodindia delimita il paesaggio siciliano e lo rende esotico ed allo stesso tempo curioso. Originaria del Messico, questa pianta importata in Sicilia dagli spagnoli nel XV sec DC, ha trovato nel Mediterraneo il clima ideale. Nell\u2019area della Piana di Catania e del Val  di Noto \u00e8 diffusissima, essendo resistente alle alte temperature. Pu\u00f2 raggiungere i 5 metri di altezza, ed i siciliani ne mangiano i frutti, difficili da raccogliere perch\u00e9 spinosi, consumati crudi o distillati in dolcissimi liquori, ed usano le foglie, a forma di pala, per la cucina e la cura di malattie respiratorie.&#160;<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pachino \u00e8 un grosso centro agricolo all\u2019estremit\u00e0 sud della Sicilia, in provincia di Siracusa, celebre in Italia per una variet\u00e0 di pomodoro, piccolo e rosso, da cui il suo nome&#160;<strong>\u00abciliegino\u00bb<\/strong>. Ricco di antiossidanti e di vitamine, il pomodoro di Pachino \u00e8 pieno di sapore, e restituisce al palato il calore della Sicilia. Cresciuto al sole del Sud, questo pomodoro riconosciuto come protetto da marchio specifico, \u00e8 croccante, consistente, brillante e dolce, ideale per insalate o salse. Spesso il ciliegino viene fatto essicare al sole, per ottenere il pomodoro essiccato ideale per accompagnare i nostri aperitivi al tramonto. Durante un viaggio in Sicilia, capiter\u00e0 spesso nei ristoranti di assaporare il pomodoro ciliegino di Pachino, il colore della Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Giarratana \u00e8 fiorente la produzione di una <strong>cipolla<\/strong> particolare, grossa e dolce, cui \u00e8 dedicata una Sagra ad agosto che attira numerosi appassionati di sapori tipici. La cipolla viene cucinata e servita in ogni modo, cotta, cruda, in focaccia e sempre accompagnata da formaggio o vino. Nell\u2019edizione 2015 la cipolla pi\u00f9 grossa raccolta a Giarratana pesava un kg e 800 grammi, ma la pezzatura media \u00e8 intorno al mezzo kg. La cipolla di Giarratana \u00e8 oggi presidio Slow Food, per la sua caratteristica coltivazione e per le tecniche di essicazione. Raccolto in estate, il bulbo viene infatti lasciato essiccare prima in campo e poi in azienda. Una tipica preparazione di questa cipolla gustosa \u00e8 alla griglia e ripiena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la Sicilia ha un suo formaggio buono quanto il famoso Grana padano. E\u2019 il <strong>caciocavallo ragusano<\/strong>, oggi prodotto a denominazione di origine protetta. Lo si produce in Sicilia, ed esattamente nel versante Sud Est, gi\u00e0 terra ricca di arte in stile barocco. E\u2019 un formaggio a pasta filata dura di latte di vacca intero e crudo, dall\u2019inconfondibile gusto piccante, proveniente da latte vaccino intero crudo, mescolato con caglio di pasta di capretto o agnello. L\u2019altipiano ibleo, segnato da muretti a secco e splendidi e verdi alberi di carrubbo, si anima di mucche particolari, la razza Bruna frisona, che nel tempo hanno sostituito la razza Modicana, oggi quasi totalmente scomparsa. Durante una nostra escursione, un assaggio di caciocavallo ragusano dar\u00e0 pi\u00f9 sapore alla nostra vacanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<strong> miele degli Iblei<\/strong> ha conquistato pian piano con il suo prezioso sapore mercati sempre pi\u00f9 vasti. La sua produzione si concentra sulle colline che da Avola, nei bassi Iblei, salgono a quote pi\u00f9 elevate. Il miele degli Iblei ha conquistato pian piano con il suo prezioso sapore mercati sempre pi\u00f9 vasti. Le campagne tra Avola e Noto, tra Canicatini e Sortino (dove si svolge la caratteristica Sagra del Miele) e tutta l\u2019area centrale della provincia, sono scandite da suggestivi paesaggi, prati punteggiati da caseggiati e masserie immersi nel verde di mandorli ed olivi a guardare l\u2019azzurro del mare. Abbarbicata sulle colline che annunciano dolcemente i Monti Iblei, Avola, a pochi chilometri da Noto, mantiene ancora intatto lo spirito di centro agricolo attivo ed operoso. Avola Antica, distrutta dal terribile terremoto del 1963, venne ricostruita in un elegante barocco gi\u00e0 tendente al liberty neoclassico pi\u00f9 a valle, verso il mare, su cui si protendono oggi i resti dell\u2019antica tonnara. E\u2019 dunque un centro di montagna, di mare e campagna insieme. La sua vocazione naturale alla produzione di miele \u00e8 insita nel nome, che deriva dal latino Apicula che significa api, e nell\u2019urbanistica: in omaggio a questa tradizione, la piazza principale e tutta la pianta della citt\u00e0 vennero ridisegnate imitando proprio una cella esagonale dell\u2019alveare. Il miele degli Iblei viene ottenuto lasciando pascolare le api, alcune delle quali ancora della specie siciliana, pi\u00f9 piccola e aggressiva, sulle colline siracusane, spesso di millefiori, altre volte di acacia o agrumi. Il miele diviene cosi delicato e gustoso, nutriente e dolcificante naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo chiamano l\u2019oro verde di Sicilia. E\u2019 il <strong>pistacchio verde di Bronte<\/strong>, affollato paese abbarbicato sulle pendici occidentali dell\u2019Etna, dirimpetto le montagne dei Nebrodi a guardare, gi\u00f9, la vallata del fiume Simeto. Di colore smeraldo, di sapore burroso, pi\u00f9 grande delle altre variet\u00e0, si caratterizza per un forte sapore dovuto alle componenti minerali vulcaniche che le conferiscono un carattere deciso. Gli alberi, ad arbusto, si arrampicano incessantemente in un groviglio di selva sulle aspre sciare laviche. La raccolta avviene ogni due anni rigorosamente a mano. Al pistacchio Bronte dedica annualmente una sagra affollata. Il pistacchio di Bronte \u00e8 raro e dunque caro. In cucina arricchisce il sapore del salame dei Nebrodi, o delle granite. Un viaggio in Sicilia porter\u00e0, inevitabilmente, alla scoperta del pistacchio di Bronte.<\/p>\n<p>&#160;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019arancino (o, arancina, secondo la tradizione palermitana), \u00e8 una palla di riso fritta che contiene all\u2019interno condimenti vari, a base di sugo di pomodoro e rag\u00f9 di carne. 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